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Giornata della memoria 2010

Con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 il Parlamento italiano così definisce le finalità del Giorno della Memoria:
« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.[1] »  
Ma Nel giorno della memoria non ci interroghiamo dunque sui sopravvissuti o sui testimoni diretti, ma su noi stessi, venuti dopo, e che da quell’evento siamo segnati, qualunque sia il nostro rapporto individuale e familiare con esso. Sia che siamo figli delle vittime, dei carnefici o di quella ampia fascia di zona grigia, di mondo degli spettatori, che si trova in mezzo
(David Bidussa, Dopo l’ultimo testimone, Einaudi, 2009)

In effetti, ciò che ricordiamo oggi “Io ero convinta che fosse una cosa che non si sarebbe mai ripetuta, mai. Adesso molto meno.
(Iris Steinmann – da “Il libro della shoah italiana” di Marcello Pezzetti – Einaudi, 2009).

Se la storia, per usare un’altra definizione classica, è Magistra Vitae, o è cattiva maestra o gli uomini hanno imparato poco.
In realtà si tratta di riflettere, oggi più che mai, sulla banalità del male – come lo definisce Hanna Arendt nel suo libro più famoso, che porta appunto questo titolo. Pubblicato nel 1963, riprende i resoconti che l'autrice pubblicò come corrispondente del settimanale New Yorker per il processo ad Adolf Eichmann, gerarca nazista catturato nel 1960 e processato a Gerusalemme nel 1961 –

Il male è banale perché cresce in superficie, come un fungo, invade il mondo e sfugge al pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, andare alle radici e nel momento in cui cerca il male è frustrato perché non trova nulla (Hanna Arendt)

Il male estremo appare come una realtà sempre presente, in agguato
nella pigrizia mentale
Nell’inattività sociale e politica,
nel delegare le scelte di vita ad altri da noi,
nell’usare la banalità e la mediocrità come alibi morali.
 

Coloro che sono sfuggiti a questo meccanismo dimostrano, con la loro vita, il loro esempio e spesso il loro sacrificio, che quella capacità di giudizio che ci permette di evitare il male NON deriva da una particolare cultura, bensì appartiene alla capacità di pensare (quindi a tutti).
E dove questa capacità  assente, là si trova la banalità del male.

La giornata della memoria altro non è che questo gesto “sacro” di riconoscenza verso chi, senza gesti di speciale eroismo, ha saputo opporsi alla follia devastante della guerra senza mai imbracciare un’arma, ma col pensare, appunto.

Quindi, prima di chiunque altro, se sono quel che sono e godo delle mie libertà di cittadino europeo, lo devo ai ragazzi uomini italiani eccezionali normali irripetibili come Gasiani. A tutti loro, che spesso hanno viaggiato la prima volta per andare in guerra e la seconda per finire in un campo di sterminio, devo il mio più profondo e sentito grazie. (dall’introduzione del libro Nessuno mai ci chiese)

"Nessuno mai ci chiese"

Una presentazione del libro di Gasiani

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galleria fotografica

clicca qui sotto per visitare la galleria fotografica dell'incontro con Armando Gasiani.

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